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Supertuscan

COSA SONO, COME NASCONO E PERCHÉ SI CHIAMANO COSÌ I GRANDI VINI TOSCANI


Modaioli, apprezzati dalla critica e dai grandi collezionisti di tutto il mondo, i Supertuscan si sono imposti ormai da anni come esempi di raffinatezza italiana al pari di Gucci, Ferragamo e Prada.

Ma cosa sono realmente i Supetuscan. Come nascono e soprattutto perché questi vini sono diventati così famosi?

Si può dire che i “Superman” del vino toscano nascono, come spesso accade, per volontà dell’ennesimo genio ribelle che, stanco di regole, disciplinari e omologazioni, decide di rompere le barricate della DOC realizzando un vino che rispecchi il classico taglio bordolese con l’utilizzo del Merlot, del Cabernet Sauvignon e del Cabernet Franc.


Negli anni ‘40 il marchese Mario Incisa della Rocchetta ebbe l’idea di creare un “#Bordeaux di #Toscana”, con l’aiuto dell’enologo Giacomo #Tachis, in cui fare a meno del #Sangiovese, vitigno regionale per antonomasia, e sfruttare invece le caratteristiche del territorio con uve non autoctone.
Nacque così il #Sassicaia che all’inizio, diversamente dalle aspettative, fu massacrato da critici e pubblico. Nei primi vent’anni di produzione la storia non cambiò molto. La vera svolta arrivò nel 1967 con la partecipazione ad una gara di degustazione cieca a Parigi in cui stravinse come miglior vino rosso del mondo. Da quel momento in poi tutti impazzirono per il Sassicaia e si scatenò la caccia alla bottiglia.


Da quel momento la Toscana, in particolare la zona di Bolgheri, divenne quindi un vero e proprio laboratorio ‘alchemico’, in molti rimanevano dubbiosi, ma si iniziò a fare prove e mix di vari blend.


Dopo il Sassicaia, fu la volta del #Tignanello (1970) ideato dal Marchese Antinori sempre in collaborazione con l’enologo Tachis. Formalmente era un semplice ‘vino da tavola’, con Sangiovese all’85% e il restante di Cabernet Sauvignon, ma questo vino divenne rivoluzionario per il concetto che c’era alla base, ovvero quello di creare vini da invecchiamento, nobili quanto i bordolesi ma con un’anima quasi interamente Sangiovese.
Per completare il quadro dei ‘grandi’, nel 1985 nasce l’#Ornellaia e subito l’anno dopo il #Masseto.


L’origine del termine viene attribuita al critico enologo americano Robert #Parker, uno dei primi a riconoscere la grande qualità di questi pregiati rossi italiani. Oggi sono diversi i vini che rientrano in questa categoria come – solo per citarne alcuni – #Fontalloro, #Flaccianello, #Grattamacco, il #Bruciato, ecc. Tutti vini dal gusto corposo e con una longevità e una struttura particolarmente importanti.


Alla fine di tutto questo straordinario percorso, quello che rimane, oltre ai grandi vini citati, è la caratterizzazione di un intero territorio, #Bolgheri, diventato in tutto il mondo sinonimo di vini di grande qualità, eleganza e maestria.

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