Nicola Gatta, viticoltore spumante Metodo Classico

PROFILI | Nicola Gatta

La (r)evolution del Metodo Classico

Si dice che la storica competizione tra champagne e metodo classico sarà sempre vinta dalla famosa bollicina francese. Affermando questo, però, ci si dimentica che in qualsiasi vino rifermentato la vera differenza la fa sempre l’uomo, il vigneron.

E quando il produttore lavora solo di eccellenza, di passione, di naturalezza, di edizioni limitate nella terra di riferimento per le bollicine italiane – la Franciacorta – come da sempre fa Nicola Gatta viene spontaneo mettere in discussione lo scontato predominio dei cugini d’oltralpe.

Poco più di 5 ettari tra le colline calcaree di Gussago e Callatica piantate esclusivamente a Chardonnay e Pinot Nero, una produzione di sole 25mila bottiglie all’anno, la vigna che cresce e si sviluppa secondo i principi della biodinamica, una cantina che lavora solo con fermentazioni spontanee grazie ai lieviti indigeni naturalmente presenti sulle bucce e senza aggiunta di solforosa. Nicola Gatta è l’esempio più lampante di quei viticoltori che viaggiando totalmente fuori dalle righe – di disciplinari e regole fisse – riescono a dar vita a delle piccole-grandi opere d’arte dell’enologia italiana.

Quattro le ‘bolle’ selezionate da Stefano Manzoni per i winelovers dell’Enoteca San Tomaso: Ombra, Blanc de Blancs, Blanc de Noirs e 6.16.


OMBRA

Chardonnay all’80% e un Pinot Nero al 20. Trenta lune di affinamento sui lieviti (anche nella conta del periodo di affinamento Gatta si distingue con eleganza). Nessuna aggiunta di anidride solforosa. Un cuvée brut che si esprime con una bollicina fine ed elegante. Al naso dominano splendidi sentori agrumati che si ritrovano integri anche in bocca. Acidità sontuosa per un sorso persistente e sorprendente.

BLANC DE BLANCS

Chardonnay puro al 100%. 50 lune di affinamento sui lieviti. Zero solforosa. La degustazione è una vera un’esperienza. Perlage finissimo e ammaliante nel suo delicato giallo dorato. Al naso molto fine e delicato con note di salvia e menta, ma soprattutto frutta gialla matura. Al sorso è estremamente delicato, con una buona mineralità, gran morbidezza e una splendida freschezza. Grande equilibrio, finezza e persistenza.

BLANC DE NOIRS

100% Pinot Nero, principalmente del 2012 (con piccole aggiunte del 2011, 2010 e 2009). 70 lune di affinamento sui lieviti indigeni. Dosaggio zero, ovvero senza zucchero aggiunto post dégorgement. Colore giallo paglierino intenso con perlage sottilissimo e spuma cremosa. Al naso spicca una marcata nota minerale che non smetterà di accompagnare tutto il sorso, estendendosi fino alla bocca, dove, un netto ricordo di buccia scura, il vino scivola, pizzica, si allarga e restringe in sussulti di croccante bontà. Veramente un gran spumante.

6.16

Pinot Nero al 100% prodotto col Metodo Solera e vendemmie dal 2006 al 2016. Solo 965 bottiglie in commercio. Colore giallo paglierino molto acceso. In bocca, esplodono sentori agrumati come mandarino, pompelmo e mapo. Spumante di grande spessore in cui si intersecano armoniosamente morbidezza e freschezza.

Elisabetta Foradori

PROFILI | Elisabetta Foradori

L’alchimista delle Dolomiti

Sentire, percepire, fluire. In questi tre, apparentemente semplici, termini è racchiusa tutta l’essenza di Elisabetta Foradori, la geniale e raffinata condottiera dell’azienda vitivinicola trentina che guida con lungimiranza dagli anni ‘90.

Ascoltarla è un vero piacere. Comprendi immediatamente il cuore, la passione e la visione, totalmente fuori dal comune, con cui ha saputo gestire e soprattutto innovare la cantina di famiglia fin da giovanissima. Comprendi da cosa nasce la vera differenza tra chi ‘fabbrica del vino’ e chi, viceversa, crea quasi alchemicamente un ‘nettare divino’ che è vero testimone del territorio, della cultivar e della sapiente maestria contadina.

Pioniera, nel settore, per l’introduzione della biodinamica in vigna. Nella fattoria di Elisabetta Foradori, infatti, l’interazione dell’animale con la pianta è fondamentale: si usa il letame per fare il compost, il concetto è riciclare tutto quello che si produce per la fertilità del suolo.


“Non ho bisogno di concime – sottolinea Elisabetta – mi arrangio con il letame e altre componenti di scarto dell’azienda. Per la vigna è molto importante perché la rende connessa con le informazioni che vengono dalla terra, la pianta è un essere vivente come un uomo. Come l’equilibrio rende l’uomo più forte, così è anche per la pianta: se aspetta il concime e l’acqua, è disconnessa, è debole, si ammala velocemente e ha bisogno di essere trattata. Se guardi un bosco invece vedi come è resistente, nessuno lo concima, nessuno lo irriga e continua a crescere in una comunità di centinaia di specie arboree diverse; la pianta ha bisogno di relazioni, si arrangia e vive in compagnia delle altre e dei loro scarti, le radici comunicano fra di loro, nella diversità si rafforza. Tutto cambia per noi agricoltori, che abbiamo reso disastrosamente fragile la natura con gli ogm, i cloni, tutto banalizzato e monotematico”.


Fin dai primi anni di lavoro in cantina, l’obiettivo di Elisabetta Foradori è stato quello di riportare alla luce le vere pratiche enologiche tradizionali del luogo, concentrandosi sul recupero e la valorizzazione dei vitigni autoctoni trentini, di cui nessuno si stava più interessando: il Manzoni bianco, la Nosiola e, in particolare, il Teroldego rotaliano che ha rilanciato in grande stile e portato a notorietà internazionale.

Ma il genio di Elisabetta arriva anche nel processo di vinificazione. Proprio in cantina infatti introduce, recuperando antichissime tradizioni, la macerazione in anfora (tinajas). Diversamente dalle cisterne in metallo, l’anfora, grazie alla sua forma e alla porosità dell’argilla, permette che tutte le fasi di trasformazione si svolgano con purezza, equilibrio e armonia, senza alcuna fretta o forzatura meccanica.


Il primo step del procedimento prevede la fermentazione in anfora aperta del mosto per circa 20 giorni. Dopo di che si chiude l’anfora dove le uve resteranno in contatto con il mosto fino ad aprile/giugno. Qui la buccia fungerà la protezione per il vino stesso ed innescherà altre reazioni delle quali il prodotto finale se ne avvantaggerà. Al termine del periodo di macerazione si passa alla svinatura, alla rimozione delle bucce, al lavaggio dei contenitori per accogliere nuovamente il Teroldego (o gli altri vini) per un ulteriore affinamento.


Elisabetta dice che questi vini andrebbero bevuti direttamente dall’anfora per poter godere appieno dei risultati conseguiti, ma ad un certo punto vanno imbottigliati e messi sul commercio previo breve affinamento in cantina.

E se, a questo punto, vi è sorta la voglia di assaporare uno dei vini di Elisabetta, ecco il nostro suggerimento.

Vigneti delle Dolomiti Rosso IGT “Granato” Elisabetta Foradori

Granato è un Teroldego di particolare concentrazione e fittezza. I fondamenti su cui si basa la nascita di questo vino sono l’accurata selezione dei migliori fenotipi della varietà, l’elevata biodiversità all’interno del vigneto, la drastica riduzione delle rese, assieme alla convinzione che la varietà Teroldego abbia un immenso potenziale qualitativo.

Nel calice si annuncia con un bel colore rosso rubino. Il naso è interamente giocato su note che richiamano la frutta, da cui emergono piacevoli sensazioni di ciliegia e mora, impreziosite da tocchi più legnosi, derivanti dall’affinamento. Al palato è intenso, ampio e fasciante, caratterizzato da una vena minerale e da un sorso dotato di un retrogusto fruttato.

RICONOSCIMENTI ANNATA CORRENTE: JAMES SUCKLING 95/100
Stefano Amerighi, vigneron

PROFILI | Stefano Amerighi

Il poeta della vigna.

Se il vino è la tua passione – ma anche se sei alle prime armi e cerchi semplicemente di far attenzione al ‘liquido’ che fai scivolare in gola – comprendi subito quando è fatto con amore. Ti è subito chiaro, fin dal primo sorso, se si tratta di un “mix industriale”, per quanto perfetto, oppure di un prodotto vivo, naturale, armonioso e in perfetta simbiosi con Madre Terra.


Stefano Amerighi, vignaiolo di Cortona – come lui stesso si definisce – è diventato da tempo l’emblema italiano di questa seconda categoria. Uno di quei pochi vigneron nostrani che il vino lo sanno fare per davvero e che, nel nettare di Bacco, riescono a riversarci tutta la grande passione, la cura e l’amore che serve per creare dei piccoli, grandi capolavori. Pezzi d’arte che si possono gustare per davvero, dapprima attraverso gli occhi, poi tramite l’odorato e infine, come massima espressione di goduria, con il gusto.

Stefano Amerighi


Syrah: questo è il figlio prediletto su cui Stefano, da anni, riversa per scelta oculata tutta la sua attenzione. Pur operando nell’area vocata a tirar sù mitici Sangiovese o Montepulciano – solo per citarne i principali – Amerighi ha puntato tutto su un vitigno internazionale su cui nessuno, prima di lui, aveva mai creduto fermamente. Tanto che per diversi anni – come lui stesso dichiara – gran parte dei suoi ‘colleghi’ lo prendevano quasi per pazzo.
Ma come spesso accade il tempo, che è galantuomo, gli ha dato ragione. E a confermarlo è pure arrivato il ‘sigillo’ del Gambero Rosso, attribuendogli il titolo di viticoltore dell’anno 2018.


Nessun componente chimico, solo macerati e preparati biodinamici. Lavoro in vigna e in cantina in totale armonia con le fasi lunari e della terra. Una parziale e delicata pigiatura fatta, all’antica maniera, con i piedi e nessun correttivo aggiunto in fase di vinificazione. Il risultato è un Syrah in purezza da reale capogiro.
Ne volete la prova?

Cortona Syrah DOC 2015 – Stefano Amerighi

Cortona Syrah DOC 2015 – Stefano Amerighi


Cupo e carico il rosso rubino che si mostra al calice. Profondo e intenso il bouquet olfattivo, ricco di frutta scura matura e confettura, come ciliegie nere, amarene e more, seguite da splendidi sentori di humus, pepe nero in grani, tabacco e liquirizia. Potente e integrato in un’ottima trama tannica e di lunga persistenza in bocca.


Una sublime delizia che vale almeno 3 volte i suoi 28 euro. Quale occasione migliore, di assaporarlo con gli amici più cari, se non durante le prossime feste?